I regali di Fitto, Grillo e Landini per gli spettacoli di Crozza
14 AGO 20

Al direttore - La straordinaria trovata ciliegiola della lettera a Renzi a (presunta) firma di Mario Draghi nel Foglio di lunedì scorso e l’evocazione, il mercoledì successivo, dello stesso presidente della Bce a proposito delle trattative tra la Grecia e le istituzioni creditrici (“finché Draghi permette”) confermano la condivisione del ruolo cruciale che la Bce può svolgere. Per la immaginaria lettera a Renzi aggiungerei, però, che il presidente della Bce è stato molto avaro nei riconoscimenti o forse lo ha fatto per non rilevare quella che è stata una piatta esecuzione da parte del governo: avrebbe potuto sottolineare, infatti, che quel poco che sinora è stato fatto, soprattutto nella politica economica, e non sempre in modo adeguato, fa parte dei richiami che furono dati all’esecutivo italiano nell’agosto del 2011 con la nota a firma dello stesso Draghi e di Trichet. Nei nuovi importanti indirizzi e moniti manca, tuttavia, un punto essenziale: come raccordare le necessarie riforme con la fase attuale, essendo fondamentale aggiungere a esse un deciso intervento sulla domanda aggregata. Questa necessaria integrazione è lasciata all’autonomia dell’esecutivo o vi sarà un “post scriptum” non fidandosi, la Bce, della discrezionalità dello stesso? E, alla fine, non si dovrà parlare di “eterodirezione”, con entrambi i soggetti istituzionali che così vanno al di sopra e al di sotto delle rispettive attribuzioni?
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Ha colto il punto. Draghi riconosce le capacità di Renzi ma non ha grande stima del presidente del Consiglio e a quanto ci risulta, in privato, considera non del tutto sufficienti le misure in materia economica adottate in questi mesi dal capo del governo. Tutto questo per dire cosa? Due cose. La prima: i partiti che si dicono europeisti e che vedono nella figura della Bce il vero traino dell’Europa non possono prescindere da quel che chiede la Bce ai vari governi. La seconda: non ascoltare quello che “suggerisce” (le virgolette le mettiamo così per scherzarci su) il presidente della Banca centrale europea alla lunga potrebbe essere non solo sbagliato ma persino pericoloso. E un conto, pensiamo a Renzi, è avere contro Fassina e D’Attorre. Un altro è avere contro Mario Draghi. Ci siamo intesi, no?
Al direttore - Se non ci crede più nemmeno lui, addio Fifa. Il presidente della federazione mondiale del calcio ha detto di voler lasciare la presidenza. Perbacco, era appena stato rieletto e ha alzato bandiera bianca. Joseph Blatter sente odor di bruciato. Ma non è lui ad ardere. E’ il numero due della Fifa, caduto nella rete degli inquirenti. Gli anziani educano i nipotini informandoli che dove girano troppi quattrini, è inevitabile che prima o poi qualcuno metta le mani sporche sul malloppo. Però così non si va da nessuna parte. Se tutto intorno a noi è scandalo, diventa difficile prefigurarsi un futuro meno infestato del presente. Eppure ci si deve credere.
Fabio Sicari
Fabio Sicari
Al direttore - La linea dell’umanitarismo indiscriminato, perché così vogliono i diritti dell’uomo (dottrina Laura Boldrini) o perché così impongono i processi socio-economico-demografici (dottrina Luigi Manconi), non se la può permettere nessun paese dell’Ue, figuriamoci noi. Resta un’ipotesi utopistica di scuola. Manconi e la Boldrini lo sanno, ma il fascino di apparire giusti, solidali, moralmente superiori, li rende ciechi e sordi. Avete visto, a “DiMartedì”, come il buon Floris si sia rotto le corna cercando d’incastrare Salvini? Avete sentito gli applausi della platea a quest’ultimo e visto la faccia stralunata del conduttore? Quando gli pseudo virtuosi panciapiena e conto in banca pretendono di insegnarci come dovremmo vivere, bene, lasciamoli bollire nel loro brodo. La suggestione del “come dover essere” si scontra col prosaico, vincente del “come è possibile essere”. Punto. Se poi, la paura che il centrodestra, insistendo sui problemi dell’immigrazione e dell’accoglienza, possa risorgere e diventare pericoloso, porta ad accantonare l’umanitarismo indiscriminato e ad adottare modelli più realistici e possibili, beh, possiamo concludere “meno male che il centrodestra c’è!” Ps. Avete notato la massiccia concentrazione di antirenziani, sia da Floris sia da Giannini? Una coincidenza innocente?
Moreno Lupi
Moreno Lupi
Storicamente la narrazione di chi governa è molto più complicata da declinare rispetto alla narrazione delle minoranze e delle opposizioni e la sfida di Renzi oggi è anche questa: trovare uno (perdonateci l’espressione) storytelling capace di sedurre gli elettori non solo con la rottamazione (quella ormai non c’è più) ma con le sfide di governo. E un buon storytelling, come si sa, non può funzionare se il narratore, quando parla, si ritrova solo contro tutti. Se si trova così, come si ritrova oggi, significa che qualcosa che non funziona c’è.
Al direttore - Sono convinto che la solitudine dei numeri terzi sia infinitamente meno solitaria della solitudine dei numeri quarti. Chieda ai tifosi del Napoli.
Guido Alberto Piccinini
Guido Alberto Piccinini
Tra Fitto che si sente come Cameron, Landini che si sente l’azionista della Perdemos italiana e i grillini che si sentono i vincitori morali di queste elezioni avendo raggiunto il ballottaggio solo nelle fondamentali Gela e Pietraperzia, il grande Crozza avrà solo l’imbarazzo della scelta.